CERCARE ossia? imparare, conoscere, pianificare: dare uno scopo all’immersione

CERCARE ossia? imparare, conoscere, pianificare: dare uno scopo all’immersione

di Walter Bassi

Un paio di anni fa vedendo delle mie foto mi sono reso conto che erano tutte uguali, piatte, sempre gli stessi pochi soggetti, sempre le stesse situazioni.

Ho notato che durante le mie belle e rilassanti immersioni forse mancava qualcosa, uno scopo: entravo in acqua guardavo e scattavo.

Vedendo le foto di altri fotografi ho capito, piano piano, cosa volevo dalle mie immersioni: sapere, scoprire, conoscere e comunicare a chi non si immerge come è la vita sotto la superficie.
Per fare questo mi sono prefissato un punto di partenza, imparare a cercare.

Fin da subito mi sono reso conto che non basta mettere un erogatore, una maschera, sgonfiare il gav e scendere a “cercare”, per raggiungere il mio scopo era necessario:

-conoscere il mondo a cui mi sto avvicinando

-saper pianificare una immersione

-sapermi comportare nel modo corretto

-osservare e pazientare

-un po’ di fortuna

Alla base del “cercare” bisogna avere almeno una minima conoscenza di biologia marina, non bisogna avere un dottorato in biologia, ma è necessario documentarsi con libri e se possibile frequentando dei corsi tenuti da esperti del settore.
Sotto la superficie la vita è in continuo fermento, la biodiversità è assoluta e i comportamenti degli abitanti del sesto continente sono influenzati dalle stagioni, dalla ricerca del cibo, dalla riproduzione dei singoli esseri, dal fondale, dalle maree e da moltissime altre varianti specifiche.
Personalmente ho imparato e capito che ci sono periodi in cui un pesce si ripoduce o si comporta in un determinato modo, ad esempio solo in mesi ben precisi vedremo un maschio di Apogon Imberbis (re di triglie) nascosto negli anfratti che tiene protette dentro la sua bocca le uova in attesa della schiusa – dapprima di colore rosso fino al trasparente poco prima della nascita dei piccoli (che solitamente avviene di notte).

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Questo per dimostrare quanto sia importante conoscere il variare del comportamento in funzione di periodi ben precisi.
Una volta che sappiamo quali situazioni potremmo trovare riguardo gli abitanti del mare, fondamentale è pianificare l’immersione e conoscere il sito dove faremo il nostro tuffo.
Durante il giorno in un piatto sabbione sarà difficile trovare una murena fuori tana, solitamente trascorre le ore diurne in anfratti quindi in zone prevalentemente rocciose.
Ma come imparare a conoscere il luogo dove faremo l’immersione?
A mio parere un sito si impara a conoscerlo dopo diverse frequentazioni, le prime volte non basta essere degli ottimi subacquei anche esperti in biologia, penso sia necessario affidarsi a guide locali che ben conoscono la morfologia del fondale (dove trovare una prateria di posidonie piuttosto che degli scogli, a quali profondità spingersi,etc.) e hanno una maggiore familiarità con i comportamenti degli abitanti di quel tratto di mare.L’errore più comune è entrare in acqua senza un obiettivo ben preciso con la presunzione di fotografare qualsiasi cosa.

Fatte le necessarie valutazioni che abbiamo analizzato in precedenza, poniamoci un obiettivo e iniziamo a lavorare su quello.

Una volta entrati in acqua riflettiamo su noi stessi come sub perchè troppo spesso in virtù della concentrazione fotografica dimentichiamo le regole base dell’immersione, sicurezza assetto e quant’altro, ma dobbiamo essere consapevoli che basta alzare sospensione, fare troppe bolle o un avvicinamento affrettato per cambiare il comportamento del soggetto/preda a cui diamo la caccia!
Anche uno spirografo si chiude e non si riapre per diversi minuti con un nostro movimento goffo o affrettato.
Personalmente ad esempio ho notato che le bavose sono animali molto curiosi che se avvicinati con la giusta cautela osservano e ci permettono diversi scatti.

 

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A questo punto, soprattutto le prime volte, dobbiamo imparare ad osservare e avere molta pazienza.Una eventuale guida può essere bravissima ma non può vedere tutto, i nostri occhi devono essere veloci e attenti, e una volta individuata una zona o una situazione interessante perdere qualche qualche minuto può rivelarsi la scelta migliore.

Una nube improvvisa di sabbia potrebbe significare la presenza di un pesce abituato a vivere a diretto contatto con il fondo che si è insabbiato per protezione o aver fatto uno scatto verso una preda.

 

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Infine perché no, un po’ di fortuna – che ritengo comunque fattore molto legato al saper osservare e pazientare – è una componente fondamentale per tutti i fotografi naturalisti.
Non ho mai letto che i nudibranchi passano parte della giornata sugli spirografi, ma osservarvandone attentamente uno aperto potrebbe esserci una bella sorpresa. 
 

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 In conclusione, mi sento di dire che ho dato uno scopo alle mie immersioni:“CERCARE” e che la frase:“tu trovi tanto perché ti immergi tanto” in gran parte è sbagliata.
Ritengo, per esperienza, che il saper cercare con cognizione è legato, come abbiamo visto, a diversi fattori, gli stessi che mi hanno permesso di accrescere le mie conoscenze e spero continueranno ad aiutarmi ad imparare ancora tanto, perchè ribadisco che sotto la superficie c’è un mondo in continua evoluzione e tutto da scoprire.
La storia di una fotografia

Una foto pluripremiata di Walter Bassi realizzata presso l’isola di Bergeggi, in queste righe, l’autore ne racconta l’esperienza personale.

“Basta immergersi nei primi metri di acqua per capire che qui sotto la vita è in continua evoluzione, tutti si danno da fare e si vedeno i più svariati comportamenti, spesso delle convivenze di reciproco interesse tra esseri specie differenti.Uno di questi che mi affascina molto è il rapporto che lega le murene ai gamberetti pulitori.
Leggendo libri,relazioni e vedendo foto di alri fotosub ho imparato che questo rapporto è di reciproca convenienza,il gamberetto pulisce dai parassiti e dai restidi cibo la murena e in cambio riceve protezione nella tana.
La scorsa primavera(2013)trai tanti obiettivi fotografici ne avevo uno che mi attirava particolarmente,fare uno scatto di questo rapporto simbiotico.Primo pensiero dove immergersi?
Subito mi è venuta in mente l’Isola di Bergeggi un piccolo scoglietto vicino alla costa ligure di fronte al paesino di Bergeggi.Immersione “il canalone”un sito che conosco bene in quanto vi ho fatto vari tuffi con e senza guida,una bella parete rocciosa ricca di anfratti e spaccature che degrada lentamente fino ai 30 metri.Luogo ideale per vedere le murene.
Presto detto un sabato vado sul luogo,spiego ai ragazzi del diving cosa cerco e mi dicono che murene ce ne sono diverse e in particolare una stanziale sui 20 metri spesso in compagniadei gamberetti.Bene si sgonfia il gav e comincia la discesa.
Incontro un paio di belle murene ma aimè senza ospite, finalmente arrivo sui 20 metri ed eccola,le indicazioni sono giuste, la murena che mi avevano descritto.mi avvicino non scappa,bella faccio un paio di scatti ma niente gamberetto.
Paziento un paiodi minuti e…la mia attesa viene premiata,dal fondo della tana vedo un puntino rosso che si avvicina velocemente, un gamberetto.
Inizialmente si ferma a fianco della murena, mi osserva e per nulla disturbato dalla mia presenza salta sul muso della amica fidata e appena lei apre la bocca comincia a lavorare come il migliore dei “dentisti”…Wow faccio un po’ di scatti e rimango ad ammirare questo comportamento per qualche minuti.Poi guardo il manometro e aimè devo risalire…
Appena arrivato sul gommone accendo la digitale e rigurdo le foto e… penso di aver ottenuto quello che “CERCAVO” 

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